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13.11 2014

Un Benessere in comune


Ci siamo, è incominciata un'altra avventura; questa volta il protagonista è il Comune di Milano. Circa un anno fa, insieme ad un amico e collega, decisi di strutturare un percorso formativo per partecipare ad un bando comunale finalizzato alla promozione delle discipline bio-naturali e olistiche. Dopo una serie di incontri divulgativi durati circa un semestre, nel mese appena trascorso, hanno avuto inizio le prime lezioni pratiche. La particolarità di questo lavoro è che si rivolge solamente ai dipendenti comunali e non a tutta la cittadinanza, quanto meno per la parte dedicata all'educazione posturale di cui sono docente e responsabile.

Quando scrivo "solamente ai dipendenti" però, mi riferisco a circa 15000 persone; proprio così, molte persone, ognuna impegnata nel proprio compito, al fine di rendere il più efficiente possibile un ente solo, esattamente come il corpo umano; un insieme di cellule specializzate, finalizzate tutte ad un obiettivo comune: la vita.

La domanda che ti potrebbe sorgere spontanea è: come sarà mai possibile che tutto possa funzionare al meglio? Le 15.000 persone, sono anche 15.000 teste pensanti, altrettante convinzioni con molteplici sfaccettature diverse, per non parlare dei problemi che ognuna di loro porta con se dall'esterno e di quelli che si possono creare all'interno del contesto lavorativo che, accumulandosi, riducono notevolmente la capacità attentiva e di problem solving.

La risposta potrebbe apparire scontata: è questione di organizzazione e di regolamentazione; certamente! Secondo le competenze e le specializzazioni di ognuno si definiscono i ruoli, si stabiliscono i compiti e si delineano le responsabilità, perfetto.

Adesso però, rimanendo in quei temi che rientrano maggiormente nelle mie competenze, permettimi qualche domanda:

  • se durante le ore di lavoro emerge un dolore fisico, qualsiasi esso sia (emicrania, mal di schiena, sciatica, crampi addominali, colite, ecc), la qualità operativa rimane la stessa?
  • ti è mai capitato in prima persona?
  • hai mai visto qualche collega a cui è capitato?
  • pensi che chi soffre di dolori acuti o cronici non possa avere sbalzi dell'umore e difficoltà nella gestione degli stress?
  • il livello energetico cala? e la tollerabilità al dolore?
  • se fai fatica a dormire e il tuo corpo non ha la capacità/possibilità di riposarsi in altri periodi della giornata, potrai rendere al meglio sul lavoro

Molte altre domande potrei fare per dare maggiore risalto a quanto possa incidere negativamente un problema del corpo nella efficienza lavorativa, ma voglio condividere con te un altro dato che mi pare decisamente significativo.

In questo anno trascorso tra incontri e riunioni, ho avuto il piacere di conoscere il Medico Competente del Comune di Milano, ovvero quel medico nominato dal Datore di Lavoro (figura di riferimento per il perseguimento della sicurezza e del benessere lavorativo) che garantisce la sorveglianza sanitaria all'interno dell'ente; proprio attraverso le sue parole sono venuto a conoscenza che, negli ultimi censimenti, al 55% dei dipendenti è già stata diagnosticata una patologia cronica, cioè un problema di salute che presenta sintomi costanti nel tempo e ai cui effetti non esistono risoluzioni definitive, ma solamente lievi miglioramenti.

Tra le patologie croniche, sono comprese: quelle legate alla funzionalità dell'apparato locomotore, ovvero ernie, spondilolistesi, lombalgie, scoliosi, ecc., i tumori, l'pertensione, il diabete mellito 1 e 2, le malattie neurologiche e autoimmuni, le cardiopatie e le patologie psichiche (spero di non averne tralasciato qualcuna).

Considerando la totalità dei dipendenti del Comune di Milano come uno spaccato della società in cui viviamo, non è certo un dato che ci fa stare troppo tranquilli, anzi!!!

L'allarme, a mio avviso, è già suonato per chi lo vuole sentire; tu cosa ne pensi?

Per darti meglio l'idea sarò ancora più chiaro: sono di più le persone con problemi cronici che quelle che non lo sono, inoltre, tra le persone "non croniche", quelle veramente in salute sono la minoranza; si, perché in quel 45% restante vengono considerate tutte quelle persone che hanno dolori e problemi, ma che non rientrano nei range stabiliti dalla sanità per essere identificate come "croniche" e che quindi alzano la media statistica, ma di fatto non sono in perfetta forma; mi sono spiegato?

Lo ritieni accettabile che nel 2014 la nostra società si ritrovi ad avere più malati che sani? Io certamente NO!!

Vista la situazione e l'evidente emergenza sanitaria in corso, la prima azienda si è fatta avanti, il Comune di Milano per l'appunto. Personalmente ritengo che qualsiasi azienda dovrebbe preoccuparsi dello stato di salute dei propri dipendenti e lo dovrebbe fare innanzitutto per senso di responsabilità, proprio come lo dovremmo fare noi nei confronti delle nostre cellule "dipendenti"; in qualsiasi caso, quindi anche in quello di una governance aziendale esclusivamente "business oriented", è bene che si facciano i conti con tutto ciò, in quanto i danni economici relazionati alla scarsa produttività e all'assenteismo sul lavoro, agli stati depressivi e all'inefficienza sono ormai concreti e riscontrabili; di fatto, molte di queste situazioni derivano proprio dal "mondo" della salute (che manca), ti risulta?

Quindi, che tu sia il titolare, l'amministratore delegato, il capo reparto, l'impiegato o l'operaio di un'azienda poco importa, il dolore non guarda in faccia nessuno e tanto meno fa sconti a seconda della posizione lavorativa o del reddito; è tua la responsabilità di lavorare affinché l'impatto di questo flagello possa ridursi, migliorando la qualità della tua vita e anche quella dell'azienda o gruppo di lavoro di cui fai parte; chi ha più responsabilità, buon senso e lungimiranza l'adotti, non c'è più tempo da perdere!

Imparare a prendersi cura dei propri dipendenti (le cellule del corpo) è indice di grande valore; darsi il giusto valore è evolutivo, farà si che tu possa crescere come individuo e permetterà alle persone che ti sono vicine di comprendere qualcosa dal tuo cambiamento; arriverà un giorno in cui anche loro vorranno intraprendere un percorso virtuoso in cui poter trovare un nuovo equilibrio e uno stato di salute migliore. Ricorda che il buon esempio vale più di mille parole!

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